Un secolo di epidemie e pandemie. Perché?

Cento anni di epidemie. In questo arco di tempo abbiamo assistito a 10 pandemie. Una di queste l’AIDS sebbene sia ora una malattia curabile e non più mortale, come all’inizio della sua comparsa, continua a manifestarsi e le persone sopravvissute sono ancora soggette a terapie. L’ultima il Covid-19. Comparsa alla fine del secondo millennio. Ma come è potuto accadere? La storia non ci ha insegnato nulla? E la tecnologia su cui tanto confidiamo perché ha fallito? Dicevamo la storia. Si è manifestata a inizio secolo la prima e più grande pandemia, la spagnola del 1918-19 alla fine della prima guerra mondiale. Il Covid -19 coincide appunto con il centenario di tale evento. Non è la prima volta che un coronavirus fuoriesca da un lontano serbatoio animale e si diffonda in tutto il mondo. Nel novembre 2002, nel ventunesimo secolo quindi fa la sua comparsa la SARS (Severe Acute Respiratory Syndrom) dovuta al coronavirus CoV -1 trasmessa dagli zibetti, infettati dal pipistrello e venduti ai mercati del Guangdong in Cina sud-orientale. Prima di questa ci sono state altre epidemie di minore importanza come la febbre da pappataci e successivamente la più importante, da alcuni definita la peste del 2000 costituita dall’AIDS malattia di cui a tutt’oggi non si dispone di un vaccino.

Poi è un susseguirsi di pandemie da virus. Compare nel 2009 la febbre suina, causa di 200.000 decessi nel mondo, a seguire nel 2012 MERS -CoV (Sindrome respiratoria medio-orientale) dovuta sempre a coronavirus trasmesso dai pipistrelli, ma con il dromedario ospite intermedio e non lo zibetto. MERS a trasmissione interumana poco efficace ma con mortalità doppia rispetto alla SARS CoV-2. E ancora Ebola in Guinea sud -orientale nel 2014. Epidemia di Zika 2016.

Ma proprio la SARS ha evidenziato la correlazione dei rischi di diffusione di questi agenti patogeni al crescente consumo di alimenti esotici, al sovraffollamento urbano e allo sviluppo del mercato globale.

Nel 2018 L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) decide allora di aggiornare il programma di ricerca e sviluppo per prevenire le malattie infettive prive di adeguati vaccini o terapie e stabilisce di adeguare i finanziamenti per la ricerca. Nella stessa riunione avverte del pericolo di un altro agente patogeno, completamente ignoto siglato come Malattia X di cui si sospetta l’esistenza. Anche David Quammen, divulgatore scientifico, nel suo libro Spillover, pubblicato già nel 2012, avverte di una prossima epidemia da coronavirus a partenza da un mercato della Cina: la SARS-CoV-2.

La cosa più sconcertante che emerge da questa disamina? La completa mancanza dell’attuazione di sistemi di prevenzione. Assurda e ingiustificata. Assurda perché ci sono stati molteplici campanelli d’allarme anche nel corso degli anni e ingiustificata in relazione alle nostre attuali possibilità di sorveglianza e prevenzione costituite da innumerevoli strutture e personale sparso in tutto il mondo. E nel caso specifico del Covid-19 cosa non ha funzionato nei sistemi di prevenzione? Le prime segnalazioni di una particolare polmonite a Wuhan appaiono sul web a dicembre 2019, vengono recepite dai sistemi di controllo afferenti ai CDC (Center for Disease Control and Prevention) di Atlanta. Vagliate e verificate utilizzando anche l’intelligenza artificiale suggeriscono una probabile diffusione dei casi. Il giovane medico cinese Li Wenliang dell’ospedale di Wuhan, iscritto al partito comunista cinese dal secondo anno dell’università, segnala questa nuova forma di polmonite e posta successivamente sul web anche la radiografia del paziente affetto da polmonite interstiziale. Li fu chiamato dalla polizia di Zhongnan e indotto a ritrattare quanto segnalato. Morirà dopo qualche settimana con diagnosi ufficiale di Covid-19. Il segretario generale del Partito comunista cinese Xi viene avvertito tempestivamente ma fa scattare le misure di isolamento per ragioni esclusivamente politiche, solo alla fine di gennaio 2020, mettendo la città in quarantena.  Wuhan è un importante centro aereo portuale con 11 milioni di abitanti con oltre 100 voli diretti in 22 paesi in tutto il mondo.  

Avevamo tutto. Una lunga serie di avvertimenti, l’esperienza del passato, la possibilità di attuare adeguate misure preventive. Disponevamo della tecnologia necessaria per la identificazione e sequenziamento genomico dei virus. Inoltre erano già state avviate ricerche per la formulazione di un vaccino già in occasione della comparsa della MERS, che come abbiamo già detto, era più letale rispetto alla SARS.

Non si sa per quali ragioni non si è proceduto tempestivamente all’isolamento e all’attuazione dei protocolli già previsti in caso di epidemia. Infatti, i virus sono sottoposti a continui controlli. Per identificarne di nuovi e controllare i vecchi. Già nel 2000 la letteratura scientifica segnalava l’importanza delle malattie infettive emergenti e riemergenti. E sottolineava come potessero rappresentare un problema significativo sia per l’economia globale che per la salute pubblica. Ora è più che mai evidente come le origini dell’EID (malattie infettive emergenti) siano significativamente in relazione a fattori socio-economici, ambientali ed ecologici. Non sono i virus a diffondersi ma si diffondono grazie alla nostra tecnologia e alla trasformazione del nostro ecosistema.   

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