Costruire il futuro: speranza e consapevolezza

Ci risiamo. Inizia la fase 2. La ripresa. E di nuovo pareri contrastanti. Gli anziani a casa, me compreso

Ma andiamo per ordine. Nel mondo siamo circa 7,79 miliardi di persone e la popolazione cresce di 70 milioni l’anno. Di queste fino ad oggi 4 su dieci sono state chiuse in casa o sottoposte a misure restrittive della libertà. E la domanda da porsi oggi non è come riprendere la normalità ma come sarà il dopo Covid-19? Quale il destino dell’uomo?  Quale il destino della cultura? Siamo stati sordi ad ogni avvertimento. Sì siamo stati avvertiti. Certo per me medico infettivologo lo scenario era evidente. Ma anche per gli non addetti ai lavori era sotto gli occhi. E gli ammonimenti sono stati lanciati da anni. Anche per la gente comune c’era la possibilità di informazione. Ma purtroppo l’informazione non sempre è obiettiva e utilizza i canali giusti. Bisognava prepararsi ad una pandemia virale di proporzioni catastrofiche con urgenza: così ammoniva David Quammen nel 2012 nel suo libro “Spillover” dal sottotitolo oggi di sapore profetico ”Le infezioni animali e la prossima pandemia umana”. Anche numerosi virologi hanno fatto sentire la loro preoccupazione, ma invano. Non è bastata l’epidemia Asiatica nel 1957, L’H5N1 Hong Kong nel 1997, la Sars nel 2002, iI virus epidemico influenzale A/H1N1 un nuovo sottotipo di virus di influenza umana contenente geni di origine aviaria ed umana in una combinazione che non era mai stata osservata prima. Nè la dichiarazione  seguita a tale evento il 25 aprile 2009 dal Direttore generale dell’Oms Margaret Chan che aveva dichiarato questo evento una “emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale” a cui era seguita la formulazione e preparazione, in  tutti gli Stati membri dell’UE, di “Piani pandemici nazionali”.

L’impatto dell’attuale pandemia è difficile da prevedere anche se le previsioni non sono affatto rassicuranti. Ignoriamo in parte anche la biologia del virus e incerta è l’immunità acquisita in seguito al contagio. Questo virus appartiene ai betacoronavirus, virus a RNA che hanno un ritmo di mutazioni genetiche 1000 volte superiore a i virus a DNA. Il Covid-19 è 30 volte quello degli altri coronavirus. E’ probabilmente per questo che assistiamo a quadri clinici differenti. Infatti l’80% delle persone infette ha un quadro clinico lieve, il 15 % una forma grave (dispnea, tachicardia) e solo il 5 % un quadro clinico critico (insufficienza respiratoria grave) che causa la morte anche persone giovani e senza comorbilità. E’ evidente che la crescita della popolazione, che occupa ogni angolo della terra con il conseguente sconvolgimento ambientale e di ecosistemi millenari possa aver attivato virus altrimenti silenti e confinati al regno animale. Ed allora diamo la colpa ai pipistrelli. Se non avverrà ora e non ci sarà un cambiamento del comportamento dell’uomo la catastrofe sarà rimandata alla prossima volta e non per colpa del pipistrello o del pangolino.

Già Lucrezio ne De rerum natura descrivendo l’epidemia di peste ad Atene denunciava le nefaste conseguenze: la peste condannava a morte anche i sopravvissuti. E Veniamo a noi, ad oggi e all’imminente “dopo”. E’ il dopo l’angoscioso enigma. Non è il dopo temporale. Non è la ripresa della “normalità”. Non è chronos. Dobbiamo pensare al “dopo” sulla base dell’opportunità offerta da questa occasione di solitudine, di arresto della nostra corsa sfrenata e del tempo, tempo come kairos inatteso, irripetibile. Non è legato alla parola “speranza”. Dipende da noi. Non da un Dio. La crisi così come ci viene prospettata ci deve far riflettere. Il declinare scenari possibili di catastrofi economiche non ci deve coinvolgere. Il silenzio di questi giorni ci deve aiutare a sviluppare un pensiero creativo, ad operare un cambiamento, ad affrontare nuove sfide. Ad essere consapevoli. Il mondo che abbiamo fino ad oggi realizzato si basa su un movimento globale di beni e merci altamente controllato e monitorato. Sarà ancora così? Come ripensare il mondo e far sì che siano i modelli etici e di equità a prevalere e non di dominio globale? La non univocità e talvolta contraddizioni delle affermazioni dei cosiddetti esperti ci deve costringere alla riflessione sulla faziosità e manipolazione dell’informazione.

Riflessione su chi è esperto e competente. Su chi opera in prima linea e chi dietro le quinte. Ma soprattutto riflessione sul destino della nostra cultura.  Platone disse che amiamo ciò che già conosciamo. Il mio maestro all’università mi disse che noi diagnostichiamo solo le malattie che conosciamo.

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