Covid-19. Gli esperti e la politica.

Ho letto recentemente un articolo che analizzava l’informazione scientifica e la conseguente scelta politica che sulla base di tali dati veniva intrapresa. L’analisi partiva da tre sostantivi: autorità, autorevolezza, autoritarismo. Avendo ben chiari i termini di autorità e autoritarismo, mi vorrei soffermare sull’autorevolezza: stima, fiducia, credito fondati sulla personalità di chi ne gode. Fin qui tutto bene. Lo scienziato è autorevole per definizione in quanto la scienza si basa su metodi rigorosi, sperimentali, riproducibili che mirano al conseguimento della conoscenza oggettiva, reali e sempre condivisibile. Tale ricerca della verità oggettiva per lo scienziato dovrebbe avvenire nei laboratori, nelle corsie e avere poi la diffusione sulle pagine delle riviste accreditate e nei congressi scientifici. L’autorevolezza lo scienziato la conquista dedicandosi per anni a quella ricerca che scaturisce dalla sua formazione, appresa dai suoi maestri e affinata dalla sua esperienza quotidiana. Va costruita negli anni. Mi soffermo su un concetto che in medicina non è più considerato: la figura del maestro, della scuola. La medicina è ancora un’arte ed ha bisogno di maestri. Sono infettivologo non solo perché specialista in Malattie Infettive ma soprattutto perché il mio maestro è stato il Prof. Giunchi e sono stato formato alla sua scuola. E così per le altre specializzazioni. Oggi assistiamo ad un sovvertimento del concetto di l’autorevolezza: viene data all’esperto di turno come un’etichetta, posticcia. E nelle interviste televisive non importa se chi parla come virologo ha fatto fino al giorno prima l’epidemiologo, e non ha mai messo piede in un laboratorio, prescritto alcun farmaco in vita sua, né vissuto una precedente pandemia, perché questa è diventata la prassi. Tale prassi infatti è in uso anche nelle attribuzioni degli incarichi apicali che spesso premiano non la formazione del candidato acquisita con dedizione negli anni ma in base ad altri criteri, spesso aleatori e opinabili e quasi sempre per autorità. Negli altri stati chi percorre una formazione clinica non può certo diventare direttore di un laboratorio e viceversa.  Non c’è il salto delle carriere in base alla situazione contingente.  Chi fa il virologo in laboratorio non può certo sperimentare protocolli clinici. Non c’è l’allegro passare di ruoli.  Anche in magistratura si sta cecando di separare il percorso delle carriere. Ma aimè la politica si avvale di tali esperti. E’ cieca di fronte a tali evidenze, ha l’autorità e quindi il potere per farlo. Bisogna allora ripensare all’antica Grecia all’epoca in cui con Pericle il potere abbandona i palazzi dell’aristocrazia per occupare lo spazio pubblico per eccellenza, l’agorà, la piazza che ha nei cittadini i veri protagonisti della vita politica. E forse allora dovremmo ripensare alla figura del politico non come figura autoritaria ma come figura al servizio del cittadino.

“Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica Aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare”. Igor Sikorsky

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